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30 aprile 2011

Domande in libertà sull’intervista al Foglio

Sia concessa qualche congettura sull’intervista di Veltroni a Il Foglio.

1) Innanzitutto la scelta della testata e l’incipit dell’intervista. Un segnale interno per dire sparigliamo i giochi e costruiamo un nuovo asse?

2) Seconda questione. Per la prima volta viene calato un “tris”: Zingaretti, Chiamparino, Renzi. Tre profili molto diversi tra loro. È l’idea di un nuovo patto che vada oltre il gruppo dirigente che ha gestito gli ultimi dieci anni di centro-sinistra?

3) Ultimo tema. Davvero non sta rientrando in gioco?

16 novembre 2010

Congresso romano: imparare da Milano.. per non sbagliare

Le primarie di Milano ci consegnano, proprio il giorno che si apre la crisi del governo, un Pd incapace di esercitare egemonia culturale, di esprimere leadership riconosciute e apprezzate sui territori, autorevolezza nella guida della coalizione.

È un Pd stanco e ripiegato su sé stesso, che passa il 90% del suo tempo nei tatticismi e nei posizionamenti interni, e che nelle scelte strategiche “si adegua” a schemi e logiche esterne, come è stato nel caso delle non-primarie per la Bonino o in quelle pugliesi. Eppure tutte quelle volte che tali logiche vengono rifiutate, la proposta democratica diventa immediatamente vincente. Si pensi a due – internamente opposti- casi: Renzi a Firenze e la Marini in Umbria.

La prima lezione da imparare per il congresso romano è allora quella dell’autonomia del politica.

Le scelte e la progettualità politica per Roma per essere vincenti devono avere un livello di riflessione e condivisione diverso da quello relativo alle scelte nazionali. Le idee e la proposta romane devono misurarsi su Roma. Quando lo si è fatto, si è costruita un’esperienza di governo locale lunga e innovativa.

La seconda lezione, non meno importante, è poi quella dell’innovazione e della radicalità.

Non vince il progetto mediato, ma quello netto, che esprime l’alternativa rispetto al centro-destra. Alternativa che è, soprattutto nelle comunità locali, anche nelle prassi e comportamenti personali, nella gestione della cosa pubblica, così come della vita interna di partito. Roma non può permettersi un partito di tessere, ha bisogno di un partito di persone: che si misurano, confrontano, litigano.. ma siano in carne ed ossa. Militanti democratici veri, riconoscibili per stile e comportamenti. Uno stile democratico, se volete.

La terza lezione è allora: stop alle correnti di potere.

È tanto? È poco? Intanto è un base su cui costruire quella “rigenerazione democratica” necessaria al PD, utile a Roma.

29 settembre 2009

Le primarie "scomode"

I dati del congresso del PD iniziano a consolidarsi e nel complesso il quadro è - punto più punto meno- delineato.

PRIMARIE APERTE E VERE CON TRE CANDIDATI
1. Bersani vince tra gli iscritti del PD con la maggioranza assoluta dei voti espressi, ma non va molto oltre. Attualmente intorno al 55%. Franceschini ottiene un buon dato, tra il 35 eil 38%, che dimostra una presenza solida un pò in tutta Italia. Buono anche il dato di Marino che supera agevolmente il 5% (siamo intorno all'8%, punto più punto meno) e pur molto meno organizzato (escluso il Lazio e poco più) correrà per le primarie.
2. Le primarie sono molto aperte e - per ricorrere alla F1- se con le qualificazioni la griglia di partenza è ben stabilita, con Bersani in Pole e Franceschini in prima fila, il gran premio è tutto da giocare.
3. Nessuno oggi ha il "polso della situazione" sulle primarie.
Nessuno cioè sa in quanti andranno a votare e cosa voteranno. Così come è difficile pensare che il voto dei circoli sia specchio fedele dell'orientamento del "popolo delle primarie". La scarsa corrispondenza tra orientamento interno ed esterno è anzi uno dei punti delicati delle primarie.

UNA QUESTIONE SCOMODA..
In alcune situazioni locali abbiamo che un candidato sia stato scelto con voto bulgaro.. percentuali anche superiori al 90% si sono viste in diverse, forse troppe, situazioni. Se poi alle primarie, su quello stesso territorio, i cittadini dovessero sconfessare la scelta del partito, dovrebbero essere ritenuti "colpevoli" di non aver capito nulla o si dovrebbe pensare che in quel territorio il partito non è capace di rappresentare nemmeno i suoi simpatizzanti e dunque andrebbe drasticamente ripensato, anche nei suoi gruppi dirigenti?

24 settembre 2009

Congresso pd- dati ufficiali

Votanti 74.638, pari al 58,68% degli iscritti aventi diritto. Voti validi 74.113 Pier Luigi Bersani 41.187 voti pari al 55,57 % Dario Franceschini 27.025 voti pari al 36,46% Ignazio Marino 5.901 voti pari al 7,96% I dati si riferiscono al 37% circa del totale nazionale dei congressi di circolo e hanno interessato 127.202 iscritti rispetto al totale nazionale di 824.125 iscritti al PD.

Finalmente abbiamo dati ufficiali consistenti e con questo w-e avremo un dato pressocchè definitivo. Qualche considerazione possiamo iniziare ad avanzarla.

Sull'affluenza. Una percentuale di partecipazione sotto il 60% non è un dato brillante. Alle politiche vota oltre l'80% degli italiani. Qui parliamo di iscritti, persone cioè non solo convinte politicamente ma anche che sono (o dovrebbero essere) andate nel proprio circolo, aver messo mano al portafoglio e tirato fuori i soldi per iscriversi. Cosa che stando ai dati è avvenuta soprattutto nel periodo giugno/luglio. Possibile che, a distanza di poche settimane, in così tanti non abbiano trovato il modo o la voglia di andare a votare?

Sul trend dei risultati. Bersani è saldamente in testa sopra il 50%, ha più di mezzo partito con sè (bicchiere mezzo pieno) ma solo poco più di mezzo partito (bicchiere mezzo vuoto). Franceschini viaggia poco sopra il 35%e Marino dimostra di avere i numeri per superare con il 7/8% la soglia per le primarie. Tutto secondo le previsioni della vigilia, anche perchè per il corpo elettorale interno è abbastanza facile calcolare ex ante l'orientamento.

Avremo dunque tre candidati, con le primarie molto aperte. Per la prima volta l'esito sarà veramente aperto. Nessuno riesce a prevedere l'esito e l'orientamento degli elettori alle primarie. Il che la dice lunga sulla capacità di avere il "polso della situazione" da parte del gruppo dirigente. 

Fa riflettere poi il dato molto disomogeneo del voto
. Ci sono molti, troppi circoli, in cui avvengono veri e propri "cappotti". Questo vale per tutti e tre i candidati, ovviamente di più per Bersani ma essendo quello più votato non potrebbe essere diversamente. A occhio, quasi mezzo partito è, si passi il termine, "blindato".

Manca ancora il grosso dei circoli, i numeri potranno fluttuare ulteriormente ma il trend, sull'affluenza, sulle percentuali, sulla disomogeneità dei circoli verranno verosimilmente confermati.

Con queste considerazioni, non resta che dire: "per fortuna ci sono le primarie".



17 settembre 2009

Congresso PD: dati ufficiosi on-line, la polemica sbagliata

Ci avviciniamo alla soglia dei 10.000 voti e i dati iniziano a diventare più consistenti.
Al momento i due dati più avanzati, sono due.
Uno è quello aggregato che abbiamo anticipato lo scorso 14 settembre e che poi è stato ripreso da “Affari Italiani”: Bersani 3579 (50,63%) Franceschini 3043 (43,05%) Marino 425 (6,01%).
L’altro è quello di Termometro politico, che dà anche dati locali. Secondo TP la situazione è (mentre scriviamo) la seguente: Bersani 3493 (52,84%), Franceschini 2910 (39,49%), Marino 507 (7,67%).

Dati non coincidenti ma neanche troppo lontani tra loro, frutto probabilmente di rilevazioni su una base di circoli non completamente coincidente.

Probabilmente nel w-e si arriverà a quella soglia del 10% di circoli votanti oltre cui il PD inizierà a dare i dati ufficiali. In questi giorni abbiamo provato a dare, suscitando anche qualche polemica, i dati man mano che avvenivano i vari congressi. Dati parziali, troppo poco per analisi strutturate, tuttavia utili a chi, per interesse o solo per curiosità, sta seguendo il congresso del PD.

Alcuni, anche esponenti di spicco del PD, hanno criticato la diffusione di tali dati. Se è giusto che i dati ufficiali debbano essere dati solo quando c’è “una massa critica” rilevante, tuttavia, nella società della rete informazioni e dati, anche parziali, circolano “real time”. Raccoglierli e aggregarli con serietà e senza faziosità, diventa allora una risorsa utile. Sicuramente più serio e utile di numeri ancor più parziali di un singolo circolo o di singole aree. Quanti siti giornalistici locali già danno i dati aggregati delle singole federazioni? Dalla Liguria alla Puglia, e abbiamo trovati una ventina…

Se ne colga l’aspetto positivo e di servizio. L’attenzione intorno al congresso del PD, la voglia di sapere e la curiosità di approfondire cosa succede in questo o in quel circolo. È un elemento di forza, la forza di una comunità politica che si sente parte di un processo collettivo. Quello che fa incuriosire il veneto del risultato pugliese, il siciliano di quello ligure… E in tutto ciò gli snodi nella rete, siti, blog, forum in cui queste informazioni si raccolgono.

Una comunità che si ritrova anche grazie alla rete, oltre a tessera o meno, che abbatte le distanze fisiche e i gap informativi. È una risorsa, non un limite.. e speriamo che sempre più persone ne colgano la portata.


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permalink | inviato da qualcosadiriformista il 17/9/2009 alle 11:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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