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18 giugno 2009

Congresso PD, "update" candidati e sul referendum



Aggiorniamo post precedente. Al momento i nomi candidati sono diventati quattro. A Franceschini e Bersani si sono aggiunti Marino e Finocchiaro. Le iscrizioni non sono ancora ufficialmente aperte ma la bagarre aumenta di giorno in giorno. Prossimi giorni particolarmente caldi. Innanzitutto ballottaggi e referendum.

REFERENDUM, LA COERENZA E IL CORAGGIO DI DIRE NO
Sul referendum varrebbe la pena essere coerenti con quanto tutti, in un modo o nell'altro, vanno dicendo in casa PD, cioè che va costruita una nuova alleanza tra i partiti di opposizione. Comprenderà l'UDC? Includerà Rifondazione? Basteranno Di Pietro, Radicali e Sinistra e Libertà? Sarà il congresso a sciogliere questi nodi, ma se comunque, in un modo o nell'altro, va fatta una coalizione di più partiti, perchè votare si al referendum? Bisognerebbe avere il coraggio di dire coerentemente no. Il si va bene solo se si vuole che il PD vada da solo, altrimenti è ipocrisia.

31 ottobre 2008

L’Italia che cambia. Note democraticamente sparse.

1. Opposizione civica e opposizione politica
In pochissime settimane il clima del nostro paese è cambiato. In principio è stata la vicenda Alitalia, poi i riflessi della crisi economica internazionale, infine la scuola. Tutte vicende “in fieri” il cui esito è tutto da verificare ma che hanno già prodotto effetti reali importantissimi.
Sta nascendo un’opposizione sociale forte e “spontanea” all’attuale governo, un’opposizione “civica” che vede studenti, famiglie e insegnanti nella stessa piazza; un’opposizione sociale che attraversa le generazioni e le condizioni lavorative. Dal pilota (super pagato) alla precaria del bar di Fiumicino, al dipendente statale. Verosimilmente, tra poco avremo metalmeccanici e piccoli commercianti in piazza, magari insieme.
La crisi internazionale (“esogena” direbbero gli economisti) non aiuta il paese e il governo in carica, ma è altrettanto vero che le colpe di politica interna accumulate nei primi mesi sono tante e tutte create in casa.
La piazza di questi giorni non risponde ad un partito in particolare, né ad un sindacato specifico. Circo Massimo è cosa “altra” rispetto a piazza Navona o alle tante piazze di ieri. In termini matematici, dovremmo parlare di due insiemi che si intersecano, cioè che hanno alcuni elementi in comune e altri no.

2. Un possibile ruolo nuovo del PD
Tutto questo malessere che diventa sempre più esplicito e che nasce da tante situazioni specifiche può convergere nel comune intento di bloccare quello scellerato disegno di smantellamento dello stato sociale che è in ultima istanza il disegno del PDL.
Il PD può utilmente concorrere e guidare questo processo se saprà cogliere gli aspetti e le istanze peculiari di queste proteste. In questo senso, l’idea di un referendum sulla scuola va nella direzione giusta, tanto più che il ruolo del parlamento e – quindi- dell’opposizione parlamentare è svuotato. Non è un processo nuovo, è la fase terminale di una prassi – decreti e voti di fiducia- iniziata a metà degli anni novanta e al cui consolidamento lo stesso Ulivo ha notevolmente contribuito.
Un referendum, quello sulla scuola, che potrebbe compattare le diverse opposizioni e che avrebbe un valore altamente simbolico del profilo politico del PD (ben diverso – opposto, potremmo dire- rispetto al referendum sulla fecondazione assistita del 2005 o al referendum chiesto da Di Pietro).
Ovviamente, il referendum da solo non basta. Vanno dati altri segnali e va costruita una presenza organizzata nuova nella società.
Un partito di massa – o che tale aspira ad essere- deve mettersi in mezzo alle persone e farlo con linguaggi e azioni adeguate al ruolo che intende esercitare. È una questione anche di “stile”.
Un piccolo esempio – assolutamente “sproporzionato” rispetto ai temi che stiamo trattando ma utile per comprendere cosa intendiamo- è quello del gruppo di acquisto che abbiamo messo in campo con altri compagni e amici nel quartiere Marconi di Roma. A fronte di un’esigenza condivisa, qualità alimentare e sostenibilità dei costi, invece del solito volantino di denuncia delle politiche di governo e del caro-prezzi etc. etc. etc. magari accompagnato da iniziativa pubblica con dirigente locale o nazionale che ci avrebbe illustrato tutti gli infiniti dettagli di errori ed orrori del governo, ci siamo aut organizzati per offrire al quartiere una soluzione pratica, quella del gruppo di acquisto. È di certo piccola cosa, ma se pensiamo agli 8000 circoli del PD sparsi in Italia o anche “solo” ai 120 di Roma, ci rendiamo conto della potenzialità in termini di consenso che offre l’organizzazione di servizi e assistenza “politicamente orientata” (cioè che abbia attinenza alla proposta politica che si avanza).

3. La trave e la pagliuzza, ovvero la questione romana
In tutto ciò, il PD di Roma e del Lazio è impegnato in un arduo compito, quello di ripesare le correnti attraverso l’elezione del segretario regionale. Questione fondamentale, vista l’esigenza di sostituire il vecchio segretario Zingaretti che ha avuto la sfortuna di essere il solo a vincere la scorsa tornata elettorale. Meno importante, allora, occuparsi della capitale in cui, avendo drammaticamente perso, non c’è nessun posto libero da occupare.
Così, mentre la fondamentale questione verrà risolta con elezioni primarie davvero coinvolgenti, il povero Alemanno dovrà rassegnarsi ad un’opposizione cittadina distratta e disattenta (almeno quasi quanto il buon Floris che in campagna elettorale gli passava continuamente davanti alla telecamera). Non c’è niente da fare, alcuni sono destinati a passare nonostante tutto inosservati. Nonostante i tagli sociali, nonostante i casini dei cantieri aperti, nonostante i trasporti sempre più lenti, nonostante la crisi Alitalia, nonostante la crisi del turismo che a Roma vale mezzo settore privato. Nonostante tutto ciò, il PD non degna il sindaco di un minimo di attenzione, neanche quella che il rispetto istituzionale imporrebbe.
Povero Gianni, destinato a governare indisturbato!

31 gennaio 2008

I media e la politica.. peggio del Senato!

Il Corriere della Sera è uno dei più autorevoli e seri giornali del nostro paese (qualcuno dirà: non ci vuole molto, ma ovviamente ci dissociamo da questa affermazione :), tuttavia oggi "spara" in prima pagina un falso scoop, cioè la presunta "carta segreta" di D'Alema che consisterebbe nel far tenere il referendum elettorale ad aprile e subito dopo - senza nuovo governo- le elezioni politiche.
I referendari ne parlano da giorni, anche su questo blog - che non fa giornalismo - ne abbiamo parlato nel
post di martedìConsiglio: fare un giro in rete per verificare la "novità".

Non ne esce bene neanche il TG5 che ieri sera ha "aperto" ufficialmente la campagna elettorale di Berlusconi con un servizio-scoop sui tornelli della metro di Roma (sul Messaggero se ne parla da almeno una settimana nelle pagine di cronaca locale, ricordando anche che le vidimazioni sono salite da quando sono stati messi i tornelli). CMQ se fossero questi i problemi del sindaco di Roma, la città potrebbe dormire tranquilla. Consiglio: leggere i giornali.

Non è che i nostri media facciano una figura migliore dei politici di cui raccontano..

Una sola consolazione (e convinzione). Ormai neanche la TV sposta l'elettorato.

29 gennaio 2008

se ci fosse il nulla osta...

Se il pd vuole davvero correre da solo e se tecnicamente fosse possibile seguire la strada indicata dai referendari... questa qui sarebbe la posizione più dignitosa.  

"Sia in caso di governo istituzionale o di elezioni anticipate, votare per il referendum è possibile. Nessuno dei due scenari pregiudica la possibilità di votare per il referendum elettorale". Lo sostiene Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore del referendum, che propone due date possibili e compatibili con la situazione politica attuale: "Si potrebbe votare per il referendum il 20 aprile - sostiene - e per le elezioni politiche l'8 giugno. Non esistono ragioni politiche per negare ai cittadini di andare a votare per il referendum prima di eventuali elezioni".

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