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4 luglio 2008

Il PD e la nuova classe dirigente che già c'è. Qualche puntino sulle "i"…


Visto il perdurare del dibattito estivo sulla nuova classe dirigente del PD proviamo a mettere qualche puntino sulle "i".
Ricordate il libro di Andrea Romano? Parlava della generazione che va da Fassino (1949) a Veltroni (1955) passando per D’Alema, Bersani etc. etc. Un po’ come il film Notte prima degli esami che nel suo secondo episodio fa un salto generazionale di vent’anni, abbiamo fatto un piccolo giochino… provare a fare una piccola mappatura della generazione successiva, quella cioè dei nati a cavallo degli anni sessanta e settanta.

Un’avvertenza importante: la mappa, parziale e migliorabile con il contributo di chi vorrà perderci un po’ di tempo su, riguarda il Partito Democratico e include ovviamente non solo gli ex-ds come nel libro citato, ma anche gli ex-margherita. Per una visualizzazione più immediata, abbiamo provato a riassumere nello schema che vedete ad inizio post. Migliorabile e modificabile anche questo, ovviamente. Ma al di là di ogni approssimazione, i puntini sulle "i" sono questi:

- esiste già una classe dirigente democratica di 30/40enni, magari rispetto alle generazioni precedenti il suo cursus onorum è (con le eccezioni importanti di Letta e Zingaretti) un pò più lento delle precedenti, ma sostanzialmente esiste e si inizia a vedere;

- questa generazione ha percorsi formativi tradizionali, secondo le due scuole storiche del PCI e della DC da cui proviene, per cui in gran parte di partito o di associazionismo e arricchita di qualche nome più esterno;

- non è compatta ma "correntizia", cioè non esprime una propria progettualità politica autonoma e condivisa (e questo almeno per chi viene dai ds ed è cresciuto con il mito dell'ascesa dalemiana può essere un punto critico) ma sta dentro un percorso di aree/correnti (cosa che fa sentire più a proprio agio gli ex-margherita). 

In questo contesto, il ricambio generazionale nel PD ha tutti i connotati di un percorso progressivo e lineare. Allo stato attuale, sono fuori discussione cose tipo il Midas di Craxi o la FGCI di D'Alema. Tanto è che nessuno dice "fatece largo che passamo noi", semmai qualcuno che è rimasto fuori "chiede" (il che la dice lunga) uno spazietto anche per sè. Atteggiamento, oltre che comprensibile, logico in assenza di una progetto diverso, alternativo rispetto a quelli proposti dai big già in campo.

Proviamo infine, sulla base dello scenario descritto, ad azzardare ipotesi sulle evoluzioni future.

Nel breve periodo, assisteremo a qualche new entry prima negli organismi di partito e poi negli incarichi elettivi: tra europee, regionali e amminsitrative, delle postazioni si apriranno. 

Nel lungo periodo, delle due l'una:
a) Se il PD vincerà le elezioni del 2013, alcuni dei nomi che vedete e qualche altro che si aggiungerà nei prossimi 2/3 anni si andranno a fare le ossa al governo, anche in posizioni di rilievo, e qualcun altro potrà aspirare a ruoli ancora più importanti nel partito (una vice-segreteria o addirittura la stessa segreteria)
b) Se il PD perderà le elezioni del 2013, alcuni di loro (e altri) potranno aspirare a sostituire gli attuali leader o quantomeno ad affiancarli in modo più paritetico; nella migliore delle ipotesi, coalizzandosi con altri, potranno aspirare alla leadership stessa o a fare i vice.

Tutto, semplicemente, qui. Un "normale" e non traumatico ricambio, al momento non entusiasmante, ma per questo c'è ancora tempo. L'unico consiglio è questo: usare questi anni per elaborare e mettere in campo un progetto nuovo per l'Italia, che porti crescita  e giustizia sociale. Questo è quello di cui c'è bisogno ed è quello che l'attuale governo non saprà fare, lasciando la patata bollente a chi verrà dopo. 

Messi i puntini sulle "i", questo blog da lunedì e per una settimana va in vacanza, cosa che di luglio non succedeva dal millennio scorso. D'altra parte, il
vero nuovo che avanza già detta una nuova agenda :)

 

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