La vicenda della sponsorizzazione del Colosseo evidenzia un paradosso tutto italiano.
Con oltre 5 milioni di visitatori e 33 milioni di incassi nel 2010 (dati MIBAC) il circuito Colosseo- Fori Imperiali rappresenta non solo un’eccellenza storico-artistica ma una vera e propria miniera economica.
Ciò senza considerare il valore indotto: quante persone in meno verrebbero a Roma se non vi fossero il Colosseo e i Fori Imperiali?
Se allora il polo rappresenta un valore oltre che simbolico e archeologico un valore economico decisivo, è doppiamente incomprensibile come lo stop della sponsorizzazione possa compromettere i lavori di restauro.
Se pensiamo poi che l’impegno dello sponsor Della Valle consisterebbe in 25 milioni in 20 anni, ossia di poco più di un milione di euro l’anno, il Colosseo sarebbe in grado di “autofinanziarsi” – senza neanche incidere sulle casse pubbliche- con un semplice e sostenibile aumento del prezzo del biglietto di soli 22 centesimi a visitatore!
Vale la pena aprire allora, come ha proposto su questo giornale Orfini, una riflessione sulle sponsorizzazioni e su una loro regolamentazione in positivo, che faciliti e non ostacoli il mecenatismo dei privati.
Insieme a questa riflessione vale anche la pena aprirne un’altra: come il patrimonio storico-artistico può essere reso più produttivo grazie ad una efficace gestione pubblica e come le risorse che tale gestione può trovare aiutino in generale la tutela di tutto il nostro patrimonio.
Nel caso specifico del Colosseo, si proceda allora, anche con un simbolico ritocco del biglietto di ingresso, all’avvio del restauro. Quando poi sarà chiarita la vicenda sponsorizzazione, cioè quando qualcun altro – politico o organo di giustizia- metterà una “pezza” all’ennesima incapacità di Alemanno e della destra, le risorse private vengano impiegate per il completamento. In tal modo si produrrà anche un surplus di risorse che varrebbe la pena impiegare per il recupero di ulteriori beni culturali.
Vanno superati sia l’approccio della destra, per cui essendo la cultura improduttiva non merita risorse salvo quelle di qualche novello Mecenate, che quello “pubblicista” tradizionale, secondo cui il bene culturale va preservato con denaro pubblico ma non messo a reddito.
Andiamo oltre. L’Italia ha degli attrattori culturali di livello mondiale (Roma, Firenze, Venezia e tanti altri ancora) che se ben gestiti possono produrre ricchezza, “autofinanziare” la propria preservazione, intercettare risorse private aggiuntive.
Una efficace e moderna politica culturale non può sedersi sul fatto che il Colosseo sia in grado di attrarre uno o più sponsor privati ma deve puntare a fare del Colosseo e delle altre eccellenze culturali italiane degli attrattori di risorse adeguate a sostenere la tutela dell’intero patrimonio culturale nazionale.
Identità e simbolo del paese e delle singole comunità locali, il nostro patrimonio storico e artistico è quel petrolio pulito, inesauribile, sostenibile, che può darci quel posto nel mondo che ancora facciamo fatica a trovare nella società globale del nostro tempo.
Pierluigi Regoli
Unità 18 gennaio 2012